Anche il vino ai cinesi?

Anche il vino ai cinesi?

Team di ricerca cinese utilizza il genome editing sulla vite

Immaginate di poter modificare in maniera mirata un solo carattere di una varietà di vite, senza dovercene portare dentro molti altri come avviene con un incrocio: quella vite potrebbe ad esempio diventare naturalmente resistente ai funghi, senza cambiare minimamente le sue proprietà organolettiche. Bene, qualcuno c’è riuscito, utilizzando una nuovissima tecnologia chiamata genome editing.

Ma quel qualcuno non si trova in Italia, che pure è sempre stata all’avanguardia nel miglioramento genetico della vite, oltre a essersi confermata nel 2016 il maggior produttore mondiale di vino. A riuscirci è stato invece un gruppo di ricercatori cinesi dell’Institute of Botany, the Chinese Academy of Sciences (IB-CAS), che hanno ottenuto delle piante di Chardonnay identiche a tutti gli effetti alle piante di partenza, salvo che per il gene d’interesse modificato.

Utilizzando una sorta di forbice molecolare, gli autori hanno effettuato un taglio mirato nella sequenza genomica di cellule di Chardonnay, in corrispondenza del quale si è verificata una mutazione precisa, e hanno osservato che tale modifica era conservata nelle corrispondenti piante rigenerate. Nonostante si tratti di studi ancora agli albori, la possibilità di effettuare questi tagli specifici apre la strada a un nuovo tipo di miglioramento genetico che potrà essere sfruttato sia per migliorare la qualità, ma soprattutto per la creazione di nuove varietà resistenti, non soltanto a fattori climatici, ma anche alle malattie: questo consentirà di alleggerire indubbiamente l’impatto ambientale dei trattamenti chimici.

Il prodotto che si ottiene in seguito al genome-editing non va confuso però con i prodotti OGM. Infatti, questa nuova tecnologia consente solo di mimare in tempi molto più ridotti quanto avviene comunemente in natura. Attraverso la generazione di tagli precisi e mirati nella sequenza genomica, il genome-editing non comporta l’inserimento di DNA estraneo: confrontato con le tecniche di miglioramento utilizzate nel passato, esso risulta meno invasivo e privo di effetti collaterali. Si tratta però di una tecnologia molto recente e pertanto mancano ancora le basi giuridiche per regolarla.

In Europa si sta aspettando una normativa chiara che consenta di distinguere la transgenesi dal genome-editing. Nel frattempo molte organizzazioni scientifiche hanno preso posizione sostenendo che i prodotti ottenuti con tali tecniche non vadano equiparati ai prodotti OGM, non essendo distinguibili da quello che si ottiene mediante il miglioramento convenzionale. Al fianco di queste organizzazioni si è schierato anche il nostro ministro dell’agricoltura Maurizio Martina: sia l’Italia sia l’Olanda stanno ponendo la problematica a livello comunitario e chiedono alla Commissione Europea che venga definita al più presto una normativa sul genome editing. Speriamo che le risposte non tardino ad arrivare.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un drammatico passaggio di prestigiosi marchi italiani in mano cinese, spaziando dal settore della moda a quello del lusso, passando per il design e la grande distribuzione: non vorremo mica farci sfuggire anche il nostro vino?

 

Gabriele Magris


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Domande correlate

  • Uno dei temi più rilevanti legati all'introduzione degli OGM è la loro sicurezza alimentare. Al riguardo c'è nella gente il timore che la modificazione genetica possa comportare l'introduzione nella catena alimentare di prodotti con potenziali effetti collaterali non del tutto prevedibili, per cui cibarsi con alimenti OGM potrebbe comportare maggiori rischi rispetto ai cibi tradizionali non geneticamente modificati. E' veramente così?

    Riguardo alle biotecnologie e, in particolare all'introduzione di  organismi geneticamente modificati (OGM) nel settore agroalimentare, si è acceso negli ultimi anni un forte dibattito a livello nazionale e internazionale relativamente alle tematiche della protezione dell'ambiente e della salute, così come implicazioni economiche e sociali e questo nonostante ci sia ampio consenso in ambito scientifico nel ritenere che i cibi OGM non presentino rischi maggiori di quanti ne presenti il normale cibo. 

    Una delle fonti principali dove poter trovare informazioni sull'argomento è sicuramente EFSA, l’agenzia europea, istituita nel 2002, fonte indipendente di consulenza scientifica e comunicazione sui rischi associati alla catena alimentare. La legislazione alimentare generale ha creato un sistema europeo di sicurezza alimentare in cui la responsabilità di valutare i rischi e quella di gestirli sono tenute separate. L’agenzia che opera in modo indipendente dalla Commissione europea, dal Parlamento europeo e dagli Stati membri, è stata, ha di recente dedicato una sezione del proprio sito informativo proprio al tema OGM, sulle richieste di autorizzazione di OGM e sulla cooperazione con gli Stati membri dell'UE. Un'altra sezione illustra il quadro normativo che disciplina il lavoro dell'EFSA in tema di OGM.Già nel 2011 l'EFSA ha infatti avviato un progetto per valutare otto nuove tecniche di miglioramento di vegetali. Al gruppo di esperti scientifici è stato chiesto di valutare se i correnti documenti orientativi fossero ancora validi per piante sviluppate utilizzando le nuove metodiche che includevano intragenesi, cisgenesi e tecnica della nucleasi a dito di zinco (ZFN). Il gruppo di lavoro ha concluso che l’attuale guida alla valutazione del rischio (tra cui una guida alla valutazione dei rischi ambientali) era applicabile anche alla valutazione di alimenti e mangimi derivati tramite queste nuove tecniche. Nel 2013 la Commissione europea ha richiesto che l'EFSA sospendesse ulteriori valutazioni di nuove tecniche di miglioramento vegetale, per consentire al gruppo OGM di concentrarsi sulla valutazione di richieste di autorizzazione di OGM e sullo sviluppo di linee guida. Per i dettagli è possibile scaricare il pdf sottostante. 

    In Italia la discussione sulle nuove tecniche biotecnologiche, ed in particolare sulla cisgenesi e il genome editing è stata portata in senato il 30 luglio del 2015 come “Affare assegnato sulla materia delle nuove tecnologie in agricoltura, con particolare riferimento all'uso delle biotecnologie sostenibili e di precisione (Atto n. 591)”. Da allora fino a luglio 2016 la 9ª Commissione permanente (Agricoltura e produzione agroalimentare) ha eseguito nove sedute con audizioni di rappresentanti del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), appresentanti del Consiglio nazionale per le ricerche (CNR) del Presidente della Società italiana di biologia vegetale (SIBV) e del Presidente della Società italiana di genetica agraria (SIGA) di rappresentanti della Fondazione Edmund Mach di rappresentanti di Greenpeace Italia dell'Associazione italiana sementi (Assosementi) e di esperti vari (tra cui anche i ricercatori di IGA).

    Il mondo della ricerca sostiene che miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso i quali è possibile aumentare competitività e sostenibilità del sistema agricolo anche rispetto alle sfide della efficienza produttiva, dei cambiamenti climatici, della sostenibilità delle produzioni, con riferimento soprattutto alla riduzione dell’uso dei pesticidi. Tra le nuove tecniche biotecnologiche, quelle più promettenti e per le quali vi è un notevole interesse della comunità scientifica, sono la cisgenesi e il genome editing. Si tratta di tecnologie di recente messa a punto che permettono di modificare in modo mirato il patrimonio genetico di una varietà commerciale, frutto spesso di numerosi anni di breeding, riproducendo quanto avviene attraverso le mutazioni naturali o l’incrocio naturale (processi che sono alla base della struttura genetica delle moderne varietà coltivate di tutte le specie agrarie), ma in maniera rapida e selettiva. 

    ll miglioramento genetico vegetale rappresenta uno dei settori attraverso i quali è possibile aumentare competitività e sostenibilità del sistema agricolo anche rispetto alle sfide della efficienza produttiva, dei cambiamenti climatici, della sostenibilità delle produzioni, con riferimento soprattutto alla riduzione dell’uso dei pesticidi. Tra le nuove tecniche biotecnologiche, quelle più promettenti e per le quali vi è un notevole interesse della comunità scientifica, sono la cisgenesi e il genome editing. Si tratta di tecnologie di recente messa a punto che permettono di modificare in modo mirato il patrimonio genetico di una varietà commerciale, frutto spesso di numerosi anni di breeding, riproducendo quanto avviene attraverso le mutazioni naturali o l’incrocio naturale (processi che sono alla base della struttura genetica delle moderne varietà coltivate di tutte le specie agrarie), ma in maniera rapida e selettiva. 

    Patricija Muzlovic

  • Si parla tanto della sostenibilità in agricoltura e in particolare in viticoltura. Di cosa si tratta?

    Sostenibilità e sviluppo si incontrano e si integrano a vicenda nel concetto di “Sviluppo Sostenibile”, che negli ultimi 20 anni è stato oggetto di diverse interpretazioni. La definizione più famosa è quella del Rapporto Bruntland (1987) che vede nella sostenibilità lo "sviluppo che risponde alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie necessità". Un’altra definizione “storica” è quella formulata nel 1991 in “Caring for the Earth: A Strategy for Sustainable Living” dove la pratica dello sviluppo sostenibile è “il soddisfacimento della qualità della vita, mantenendosi entro i limiti della capacità di carico degli ecosistemi che ci sostengono”. Le due definizioni danno assieme una chiara comprensione del concetto di Sviluppo Sostenibile inteso come beneficio per le persone e per gli ecosistemi. Il Summit mondiale di Rio De Janeiro (1992) ha segnato un passaggio storico nella consapevolezza del problema ambientale planetario, che non può essere affrontato riparando i danni a posteriori, ma riorientando il modo di produrre e consumare verso la qualità ambientale e sociale. Il World Summit on Sustainable Development (WSSD) di Johannesburg (2002) ha ampliato il concetto di Sviluppo Sostenibile come integrazione di tre dimensioni, strettamente collegate tra loro:

    • Economia (povertà, modelli di produzione e consumo...)
    • Società (pace, sicurezza, diritti e libertà fondamentali, diversità culturali...)
    • Ambiente (protezione e gestione delle risorse naturali...)

    Lo Sviluppo Sostenibile può quindi essere considerato come un equilibrio dinamico tra qualità ambientale, istituzionale, sviluppo economico e equità sociale: non mira al mantenimento di uno “status quo”, ma si muove invece nella direzione del cambiamento, riconoscendo che la società umana è in costante movimento.

    Solo dal 25 settembre 2015, con la nuova “Agenda 2030” dell’ONU, tutti i paesi del mondo senza distinzioni tra ricchi e poveri, avanzati in via di sviluppo, hanno sottoscritto l’impegno a perseguire nei prossimi 15 anni  I 17 obiettivi comuni per lo sviluppo e la salvezza del pianeta, che non sono soltanto di natura ambientale ma anche sociale ed economico. Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile hanno così sostituito da quest’anno gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (scaduti nel 2015), chiamando tutti i paesi del mondo a formulare una strategia di sviluppo universale adeguata senza distinzioni tra paesi sviluppati, emergenti e in via di sviluppo. Infine, l’agenda è frutto di un grande processo partecipativo al quale possono tutt’ora contribuire tutti, dalla società civile, mondo politico, mondo scientifico e produttivo.

    Su iniziativa dell’Università Tor Vergata di Roma e della Fondazione Unipolis, è nata invece a febbraio 2016, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASVIS) che mette insieme un gruppo di lavoro trasversale a più settori e a più mondi creando una rete virtuosa composta al momento da un centinaio di membri. La sua missione è di raccogliere e declinare su scala nazionale la sfida divenuta oggi più che mai globale della sostenibilità. L’alleanza è stata ufficialmente presentata alla Camera dei deputati davanti alla presidente Laura Boldrini e al ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti l’11 marzo 2016. 

    Il concetto di “agricoltura sostenibile” è molto ampio e complesso. Può essere visto dal punto di vista ambientale, intendendo un'agricoltura rispettosa delle risorse naturali quali acqua, fertilità del suolo, biodiversità, e che non utilizzi sostanze chimiche inquinanti. Si può parlare di agricoltura sostenibile dal punto di vista sociale, cioè la capacità dell'intera produzione agroalimentare mondiale di far fronte alla domanda globale, non solo dei paesi industrializzati, ma anche di quelli in via di sviluppo. Si può, infine, intendere l'agricoltura sostenibile, dal punto di vista economico, cioè vantaggiosa per l'agricoltore favorendo un reddito equo (commercio equo-solidale), la tutela della salute dell'operatore e il miglioramento della qualità della vita degli agricoltori e dell'intera società. Chi si occupa di agricoltura sostenibile, privilegia pertanto quei processi naturali che consentono di preservare la “risorsa ambiente”, evitando così il ricorso a pratiche dannose per il suolo (come le lavorazioni intensive) e a sostanze chimiche (pesticidi, ormoni, ecc.) e utilizzando fonti energetiche rinnovabili. Non esiste un unico modo per fare agricoltura sostenibile (dalla agricoltura biologica, biodinamica, permacultura, agricoltura sociale, agricoltura solidale ed infine, agricoltura integrata). 

    La sostenibilità è un argomento centrale nel mondo viticolo ed enologico, ma dare una definizione univoca di tale concetto può a volte essere difficile, dal momento che i sistemi agricoli sono complessi e caratterizzati da differenti gradi di dinamismo, e coinvolgono spesso visioni e approcci fondamentalmente differenti in funzione di obiettivi e valori in campo. In ogni caso, l’agricoltura, nel caso specifico, le viticolture attuali portano con loro una serie di problemi legati ad insicurezze economiche date dal momento storico in cui ci troviamo, necessità ecologiche, di ovvia natura, e fabbisogni sociali che richiedono interventi mirati e tempestivi. Partendo da ciò, la definizione di viticoltura sostenibile non può prescindere da un’accezione pratica che trovi riscontri applicativi nelle realtà produttive. Constatando l'esistenza di diversi approcci e regolamenti nazionali relativi in particolare alla produzione ragionata, integrata e sostenibile, l'OIV (Organizzazione Internazionale del Vigneto e del Vino) ha deciso di armonizzare tali approcci e di apportarvi le specificità proprie al settore vitivinicolo già nel 2004. Pertanto, l’OIV ha adottato la definizione e i principi generali dello sviluppo sostenibile applicato alla vitivinicoltura (CST 1-2004) in quanto segue: "Approccio globale commisurato ai sistemi di produzione e di trasformazione delle uve, associando contemporaneamente la longevità economica delle strutture e dei territori, l’ottenimento di prodotti di qualità, la presa in considerazione delle esigenze di una viticoltura di precisione, dei rischi legati all’ambiente, alla sicurezza dei prodotti, alla salute e dei consumatori e la valorizzazione degli aspetti patrimoniali, storici, culturali, ecologici ed estetici." Per rispondere a questa definizione, nel 2008 l'OIV adotta una guida per l'attuazione del concetto di sviluppo eco-sostenibile nel settore vitivinicolo mondiale (CST 1-2008).

     Secondo la Risoluzione CST 1/2008 dell’OIV i punti fondamentali per una viticoltura sostenibile toccano i seguenti ambiti:

    • produzione delle uve,
    • trasformazione delle uve in vino;
    • condizionamento dei prodotti (confezionamento e stoccaggio).
    Patricija Muzlovic