Cafèstival 2016

Cafèstival 2016

Innovazione varietale

La prima manifestazione nazionale dedicata al Caffè

Nei Primi giorni di Novembre si approssima una nuova manifestazione che attirerà sicuramente l’attenzione di tanti appassionati. Si tratta di Cafestival 2016 che si terrà dal 5 al 6 Novembre presso Palazzo Albergati Zola Pedrosa a Bologna.

ll Cafèstival, organizzato dall’agenzia Communicatori su Misura srl  in collaborazione con la Confesercenti Bologna e con il patrocinio della Regione Emilia – Romagna, regione da sempre conosciuta per le squisite eccellenze agroalimentari e attenta alla qualità delle produzioni, è stato pensato come una manifestazione nella quale dare al caffè, ed al mondo che lo circonda, una vetrina inedita per presentarsi al pubblico in modo accattivante e originale.

Un viaggio nel caffè e in tutte le sue declinazioni, da quello di chi il caffè lo produce a quello di chi con il caffè, o con quanto gli ruota intorno, ha saputo creare un business, fino a quello del caffè come protagonista nel mondo della cultura, della scienza, dell’arte, della letteratura e del costume.

Nella prima edizione sono state previste due giornate caratterizzate non solo dalla presenza di espositori, ma anche da momenti diversi in cui coinvolgere i visitatori: dalle conferenze tenute da personaggi della cultura italiani e stranieri, a cooking show dolci e salati, a spazi video dove rivivere i momenti in cui il caffè è protagonista di pubblicità, film, musica e teatro, fino ad un vero e proprio museo delle macchine per il caffè e un’area bimbi con laboratori ed intrattenimento per i più piccoli.

 Su 1000 i metri quadri a disposizione di espositori e visitatori, si potrà così fare un’immersione completa dei cinque sensi nell’aroma preferito dagli italiani. L’entrata alla manifestazione è libera.

Istituto di Genomica Applicata presente alla manifestazione con lo studio sul Genoma del caffè

Lo studio, esclusivamente italiano, è stato condotto dalle Università di Padova, Trieste e dall’Istituto di Genomica Applicata di Udine, con il coordinamento del professor Giorgio Graziosi di DNA Analytica Srl, spin off dell’Università di Trieste, grazie alla richiesta e ilsostegno di lllycaffè e Lavazza , un esempio virtuoso di collaborazione fra due aziende protagoniste del mercato del caffè mondiale e di proficua cooperazione fra privato e pubblico.

Già nel 2014, le due aziende hanno potuto presentare i primi risultati del progetto di sequenziamento del genoma di Coffea Arabica. Si tratta di una ricerca unica al mondo, che apre la strada a futuri sviluppi dal punto di vista scientifico e agroalimentare, con conseguente ricaduta a livello economico lungo tutta la filiera del caffè e con il coinvolgimento di tutti i Paesi produttori e consumatori

Il progetto di sequenziamento del genoma di Arabica ha permesso per la prima volta di decodificare la base genetica di questa specie di caffè – che rappresenta il 70% della produzione mondiale di caffè - e di organizzare sistematicamente i risultati ottenuti, rendendoli disponibili per possibili applicazioni agronomiche e industriali.

Il sequenziamento del genoma di Arabica permetterà di apportare un significativo miglioramento delle pratiche agronomiche e, in generale, di assistere a un incremento della produttività delle coltivazioni di caffè. Sarà possibile, ad esempio, ottenere una sincronia di maturazione dei frutti. Si potranno individuare i geni che conferiscono maggiore resistenza alle malattie e alle infezioni delle piante e ottenere un migliore adattamento delle coltivazioni a condizioni sfavorevoli, legate a determinate caratteristiche del terreno o a fattori climatici.

Piantagioni di caffè in crisi: la risposta arriva dalla genomica

L’AREA Science Park di Trieste, istituto scientifico e tecnologico per la ricerca e lo sviluppo, sottolinea le gravi conseguenze del riscaldamento globale sull’agricoltura: “I cambiamenti climatici stanno esercitando pressioni sugli ecosistemi con conseguenze sempre più acute in agricoltura, particolarmente evidenti nel Sud del mondo in cui siccità e modifica della salinità delle acque stanno facendo maggiormente sentire i propri effetti”.
Le proiezioni per il futuro, infatti, sono tutt’altro che rassicuranti, soprattutto per le zone del Centro America e Centro Africa, dove si stima che, entro il 2050, il 50% delle piantagioni di caffè, ubicate sulle alture che costeggiano la Valle del Rift in Etiopia, rischia di scomparire. Stesso scenario toccherebbe al Ruanda ed anche al mais in Africa occidentale, con cali di produzione stimabili tra il 12 ed il 40%.

Per fare fronte a questo scenario, il Trieste Coffee Cluster, associazione esperta nel settore, ha chiamato a raccolta un gruppo di genetisti ed esperti in fisiologia vegetale per analizzare il fenomeno e comprendere in che modo le biotecnologie possano suggerire risposta al problema. L’obiettivo è quello di mettere in atto strategie per preservare le colture ed i sistemi economici ad esse correlate e, grazie alla genomica, scienza branca della biologia, sarà possibile capire quali siano i meccanismi molecolari che permettono alla pianta di sopravvivere in condizioni avverse, senza arrestarne la produttività.

Raffaele Testolin, uno dei fondatori dell’Isitituto Genomica Applicata (IGA) di Udine, sottolinea gli impatti del cambiamento climatico in corso attualmente in Europa: “Lo stress generato sulle piante dall’alternarsi di lunghi periodi di pioggia e di siccità risveglia microrganismi patogeni ai quali le piante non erano più abituate a reagire. La stessa Xylella che ha decimato gli ulivi nel Salento può essere stata favorita da questo stress. Anche la viticoltura è coinvolta dal fenomeno, al punto che alcuni produttori francesi delle zone dello Champagne stanno giocando d’anticipo, acquistando terreni in Inghilterra meridionale prevedendo che, se non cambierà qualcosa, potrebbero vedersi costretti a piantare i loro vigneti più a Nord”.

 Il settore industriale necessita quindi di piante capaci di tollerare condizioni climatiche non ottimali, che sopravvivano alla siccità e continuino ad essere produttive. E’ questa la vera sfida che potremo vincere grazie alla genomica, con lo scopo di garantire una sufficiente presenza di prodotto sul mercato, per poterne soddisfare la domanda e soprattutto, evitare di compromettere l’economia di paesi in via di sviluppo interamente basata su un unico prodotto.

Patricija Muzlovic

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