Innovation of the breeding of the regional iris trout

Innovation of the breeding of the regional iris trout

Aquaculture in Italy and the breeding of freshwater species

Secondo i dati FAO (2014) nel 2012 l’Italia ha rappresentato il 13% del volume delle produzioni da acquacoltura dell’UE 27. Il segmento produttivo più rappresentativo per valore delle produzioni è l’allevamento di specie di acqua dolce: incide per circa il 27% sul valore dell’intero fatturato dell’acquacoltura nazionale, con un volume di produzione di circa 36 mila tonnellate, in particolare della trota iridea (Oncorhynchus mykiss), di quale l’Italia è il principale produttore nell'Unione europea.

Le trote hanno ben presto assunto il ruolo delle maggiori protagoniste nella piscicoltura italiana, raggiungendo con processo di crescita costante il picco produttivo di circa 51.000 tonnellate nel 1997, per poi contrarsi negli anni successivi a valori intorno alle 30-35.000 tonnellate. Nel 2013 la produzione di trote ha contribuito per il 25,5% circa al volume della produzione nazionale e al 69,9% alle produzioni di pesci. Il trend di produzione negli ultimi 11 anni è in crescita (+8,5%), con un tasso di variazione media annua del 2,5%.

La minor parcellizzazione degli impianti e l’adozione di rinnovate tecnologie hanno garantito una vivacità del settore, anche grazie all'avvio di impianti di trasformazione della trota fresca, che ne ha consentito una contestuale valorizzazione. Per la trota risulta particolarmente vincente la strategia commerciale del fresco di qualità e del lavorato e trasformato in varie forme, dall'affumicato al marinato, dal filetto al paté, e con diverse tipologie di confezionamento che lo hanno reso pratico e quindi sempre più richiesto dai consumatori, in contrapposizione al salmone di importazione. Oggi una forte concentrazione delle troticolture si registra soprattutto nel Nord, dal Piemonte al Friuli Venezia Giulia.

Poiché in Italia, come nel resto del mondo, è attesa una sostanziale stabilità nelle catture di pesca nel periodo 2014-2030 le produzioni d’acquacoltura dovranno contribuire a soddisfare almeno in parte la domanda di prodotti ittici dei consumatori italiani.

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Example of good practice: the evolution of trout farming in Friuli

Sin in dagli anni ’50, la troticoltura ha trovato, nella Regione Friuli Venezia Giulia, il sito d’elezione per la disponibilità di risorse idriche di elevata qualità. Gli impianti d’allevamento hanno rappresentato un presidio ambientale, in aree coltivate in cui la pressione antropica era molto forte (1970-1990) contribuendo alla conservazione di molte aree umide d’acqua dolce nella zona delle Risorgive della Regione Friuli Venezia Giulia.

Questa valenza ambientale dell’attività di troticoltura è stata riconosciuta nel documento: “Commission Guidance Document on: Aquaculture Activities in the Context of the Natura 2000 Network” e nelle “Misure di conservazione dei SIC della regione biogeografica continentale del Friuli Venezia Giulia predisposte dal Servizio caccia, risorse ittiche e biodiversità, direzione centrale risorse rurali, agroalimentari e forestali della Regione Friuli V.G.”

All’interno della Zona delle Risorgive molte aree di elevato valore per la conservazione della biodiversità sono sopravvissute alla semplificazione del reticolo idrografico e di drenaggio che ha interessato la pianura friulana durante l’ultimo secolo, anche grazie allo sviluppo di allevamenti di piscicultura che si sono insediati in tali aree con minime variazioni all’assetto idrogeologico. Negli anni è stato sempre garantito un “minimo deflusso vitale” nell’alveo originale dei corsi d’acqua da cui viene operato l’attingimento per lo svolgimento dell’attività di acquacoltura e la qualità dell’acqua restituita all’ambiente è sempre al disotto dei parametri previsti dalle norme di tutela ambientale e per il mantenimento del buono stato ambientale.

Negli ultimi decenni i troticoltori friulani hanno attuato nei loro impianti consistenti modifiche impiantistiche (sistemi di alimentazione, di aerazione, vasche di decantazione, ecc.), oltre che gestionali, per fronteggiare la fortissima concorrenza d’altri Paesi, prima UE poi extra-UE.

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Innovation in farming of the regional iris trout

Oggi il Friuli Venezia Giulia è al primo posto nazionale con circa 12.500 tonnellate l’anno, il 30 per cento circa della produzione italiana, che è di oltre 40 mila tonnellate, più di 30 per cento del totale nazionale. In regione esistono 44 imprese di troticoltura, con 71 siti di allevamento in attività, e sei impianti di trasformazione.

 Gli operatori locali sanno utilizzare con sempre maggior efficienza la risorsa acqua a loro disposizione, nonostante i limiti derivanti dalle variazioni stagionali di portata, dall’uso a volte improprio fatto da altre componenti produttive presenti sul territorio, restituendo pressoché in toto l’acqua utilizzata in allevamento. La maggior parte delle troticolture utilizza tecnologie semintensive e densità d’allevamento contenute (15 kg/ m3) mentre le diete e i regimi alimentari sono migliorati notevolmente. Gli operatori seguono un percorso formativo ed informativo sulle tematiche inerenti la sostenibilità ambientale e socio economica operato dalle associazioni di categoria (API) in collaborazione con istituti di ricerca ed Università.

 Parallelamente, in ottemperanza alle normative nazionali (Dlgs 148/08) e regionali (Decreto del Direttore del Servizio Sicurezza Alimentare, igiene della nutrizione e sanità pubblica veterinaria 22 febbraio 2012, n. 122/VETAL – FVG) le aziende applicano buoni standard di biosicurezza/gestione dello stato sanitario che prevedono tra l’altro:

  • accuratezza nella scelta dei fornitori di uova embrionate e/o novellame;
  • controllo degli accessi e delimitazione degli impianti;
  • controllo degli ittiofagi ed altri animali infestanti;
  • procedure operative di biosicurezza;
  • corretta gestione dei sottoprodotti di origine animale.

 Contemporaneamente sono stati avviati da parte della P.A. (ETP del FVG) progetti per il ripopolamento con specie autoctone quali, la trota marmorata (Salmo trutta marmoratus), il temolo (Thymallus thymallus), il gambero di fiume autoctono (Austropotamobius pallipes) ed il controllo/eradicazione di specie alloctone invasive (Procambarus clarkii) (es. Progetto LIFE Rarity).

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Projects supported by the FVG Region

Già nel biennio 2008- 2010 l’API, in collaborazione col Dipartimento di Scienze Animali DIAN (ora Dipartimento di Scienze degli Alimenti) dell’Università di Udine e l’ISPRA ha realizzato nell'ambito delle “Intese di Programma con le associazioni del settore della Pesca e dell’Acquacoltura “, prevista dalla L.R. 30/2007, due progetti sullo stato delle acque interne regionali interessate dalla presenza di troticolture che hanno fornito un quadro decisamente positivo per quanto concerne i parametri fisico-chimici e delle condizioni biotiche delle acque utilizzate a fine di acquacoltura.

 Il primo progetto ha eseguito uno studio sugli impianti: dal punto di vista gestionale tutti gli impianti sono risultati condotti con una “managerialità” mediamente elevata. Il personale, ha una preparazione tecnica elevata e le troticolture presentano buone dotazioni impiantistiche per ottimizzare l’uso dell’acqua (ossigenatori, sistemi di decantazione), sistemi d’allarme per l’ossigeno disciolto o il flusso d’acqua corrente. Tutti gli allevamenti utilizzano diete estruse, che hanno migliorato la qualità delle acque reflue negli impianti. Per quel che concerne le caratteristiche chimico–fisiche delle acque in entrata ed uscita dalle troticolture sulla quasi totalità degli impianti presenti, lo studio ha evidenziato come i principali parametri dell’acqua (temperatura, O2 disciolto, CO2, pH, fosforo e azoto sotto forma ammoniacale e nitrica) fossero entro i limiti della norma e ben gestiti per minimizzare i potenziali impatti sull'ambiente delle acque reflue degli impianti.

 Lo studio successivo (Intese di programma 2009/10 “Studio sulle condizioni biotiche in FVG degli effluenti da troticolture tipo del Friuli Venezia Giulia”) ha misurato l’Indice Biotico Esteso (I.B.E.), un valore numerico convenzionale determinato in base all'analisi delle comunità di macro invertebrati bentonici che colonizzano gli ecosistemi fluviali. Su un campione rappresentativo delle troticolture del F.V.G. la qualità ambientale dei corsi d’acqua sottoposti a verifica subiva delle variazioni nell'arco dell’anno, indipendenti dalla presenza degli impianti di itticoltura, come rilevato per le stazioni a monte degli stessi. Presumibilmente esse sono causate dalle normali variazioni ambientali annuali del corso d’acqua (portata, intensità della corrente e conseguente variazione del tasso di sedimentazione, ecc). Nel complesso, non sono emerse criticità particolari ed evidenze di un impatto significativo delle troticolture sui corsi d’acqua.

 Nelle annualità 2013-2014 è stata eseguita una nuova indagine a campione (25% delle troticolture regionali) per monitorare l’evoluzione della qualità dell’acqua sia in entrata che in uscita dagli allevamenti friulani.

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Other FVG Region activities with European partners

Marchio AQUA-FVG

Nell’ottica di garantire una sempre maggiore sostenibilità e qualità dei propri prodotti le aziende di produzione e trasformazione di trote del Friuli Venezia Giulia si sono indirizzate ad intraprendere l’adesione al marchio AQUA tramite il quale la Regione FVG si prefigge da un lato di valorizzare i prodotti di qualità e dall'altro lato di garantire i consumatori circa le caratteristiche peculiari dei prodotti locali. Con il marchio AQUA-FVG la L.R. n. 21/2002 intende infatti promuovere la produzione, la commercializzazione e la valorizzazione dei prodotti agricoli, zootecnici, ittici, silvo-pastorali, sia freschi che trasformati, nonché le produzioni ottenute utilizzando le metodologie riconducibili alle misure agro ambientali attuate secondo le disposizioni vigenti in materia di agricoltura ecocompatibile. L’utilizzazione del marchio è consentito per i prodotti che si distinguono dagli altri della stessa categoria per sistema di produzione, di lavorazione e per le altre intrinseche caratteristiche, in quanto ottenuti secondo specifici disciplinari tecnici di produzione (DTP) e offrendo particolari garanzie qualitative a tutela della salute del consumatore e dell’immagine del prodotto. Attualmente su sei DTP approvati dalla Regione solo tre sono riferiti a prodotti di origine animale uno dei quali è relativo alla Trota Iridea e Salmerino.

 Progetto Italia - Slovenia INNOV-H20

Diverse troticolture friulane hanno partecipato a INNOV-H2O un progetto transfrontaliero per l’innovazione tecnologica in acquacoltura finanziato nell'ambito del Programma per la Cooperazione Transfrontaliera Italia – Slovenia 2007/2013. Lo scopo di INNOV-H2O è stato quello di creare una rete permanente di istituzioni accademiche, di ricerca e di imprese che operano nel campo dell’allevamento del pesce in modo da orientare le conoscenze scientifiche disponibili verso lo sviluppo di innovazioni tecnologiche utili agli allevatori sulla base delle esigenze e delle problematiche da loro espresse. L’intento del network INNOV-H2O non è stato quello di sostituirsi alle associazioni di categoria bensì di creare un ponte tra il mondo della ricerca e il mondo della piscicoltura, a supporto dei piscicoltori italiani e sloveni.  Uno degli obiettivi del progetto era l’esplorazione dei sistemi per il controllo della salute del pesce e delle condizioni ambientali di allevamento, perfezionando metodi per l'aumento di immunizzazione degli animali, anche con la ricerca di nuovi probiotici, individuando indicatori per la diagnosi e principi terapeutici per la difesa contro malattie endemiche. 

Progetto IRIDEA

L’associazione di categoria e alcune imprese di troticoltura friulane hanno partecipato al progetto IRIDEA: “Innovazione della filiera della trota iridea regionale per il miglioramento della qualità e dell’interazione con l’ambiente” finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia,nell'ambito degli Interventi a favore dell’innovazione nei settori dell’agricoltura e dell’itticoltura Art. 17 L.R. 10 novembre 2005, n° 26 che tra l’altro ha perseguito i seguenti obiettivi:

  • promuovere la diffusione di gestione con basso impatto ambientale, attraverso la proposta e la valutazione di metodi di abbattimento innovativo dei reflui rispetto ai metodi tradizionali;
  • promuovere lo sviluppo e la diffusione di procedure di gestione tecnica degli impianti che assicurino il benessere animale, limitino la diffusione di malattie infettive, l’uso di farmaci, anche attraverso l’uso di vaccini innovativi; 
  • Individuare dei parametri innovativi, oggettivi e documentabili, di produzione e di qualità che caratterizzano la produzione della trota iridea regionale, per la definizione di una certificazione di filiera della Trota iridea del Friuli Venezia Giulia.

Il progetto ha coinvolto 10 unità operative: Università di Udine e Trieste, Fondazioni Callerio e E.Mach di Trento, C.N.R., e Associazione Piscicoltori Italiani.

Contribuire ad individuare linee e proposte di intervento di valorizzazione della filiera è stato quindi l’obiettivo principale del progetto “I.R.IDEA“, dove nell'arco di tre anni sono stati analizzati 5 allevamenti disposti sia alla sinistra che alla destra tagliamento. Per ogni allevamento sono stati campionati sia i pesci che il mangime. Sono stati effettuati 3 campionamenti durante l’arco di vita del pesce dallo stadio giovanile fino al momento della macellazione. Inoltre sono state campionate anche le acque utilizzate dai cinque allevamenti. Su filetti di trota e derivati sono state fatte prove di valutazione microbiologica e valutazione sensoriale. La ricerca è stata completata con lo studio dell’impronta isotopica su trote provenienti da diversi siti di produzione posti sul territorio nazionale, confrontate con le trote del Friuli Venezia Giulia e da una importante indagine sulla ristorazione scolastica in regione.

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The CREA winner of a sustainable aquaculture research project

Il Centro di ricerca CREA per la produzione delle carni e il miglioramento genetico di Roma è risultato vincitore, insieme ad altre unità operative italiane, di un progetto di ricerca sull'acquacoltura sostenibile, finanziato dalla Fondazione AGER.

Il progetto è stato scelto per la qualità scientifica da venti esperti internazionali chiamati ad esprimere, secondo criteri di peer review, un giudizio di merito sulle venticinque proposte ammesse alla valutazione. Una qualità garantita da una partnership di alto livello, con consolidata e multidisciplinare esperienza nel settore dell’acquacoltura. La responsabilità scientifica è in capo al Prof. Emilio Tibaldi dell’Università di Udine. Oltre al CREA e UNIUD, il partenariato è composto dall'Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, la Fondazione Edmund Mach di Trento, l’Università degli Studi di Firenze e l’Università Politecnica delle Marche.

Il progetto risponde alla forte necessità, come stabilito nel 2014 dalla FAO, di ridurre l’utilizzo di farine e oli di pesce oggi comunemente utilizzati nei mangimi per l’acquacoltura, ma sempre meno disponibili a causa dell’elevata richiesta e con costi in continuo aumento. La ricerca punterà quindi alla messa a punto di nuove diete: in particolare, si valuterà la risposta integrata della trota, del branzino e dell’orata a nuovi mangimi a base di farine ottenute da insetti, da sottoprodotti del macello avicolo, da crostacei e da microalghe. Grande spazio verrà dato alle attività di laboratorio, prevedendo ovviamente il coinvolgimento degli allevamenti ittici, a cui sono destinati in primis i risultati delle ricerche. E’ prevista anche la collaborazione di un’azienda mangimistica per una sperimentazione su scala aziendale, al fine di valutare gli aspetti commerciali e di redditività economica correlati all'introduzione delle nuove diete. Infine, i nuovi mangimi verranno valutati in base a criteri di sostenibilità ambientale e di consenso da parte del consumatore rispetto a pesci allevati con diete sostenibili e in grado di garantire alti standard qualitativi al prodotto.

Le attività di ricerca sono previste per l’autunno 2016. Il progetto fornirà quindi un grosso contributo per consolidare la leadership dei prodotti made in Italy, garantire ai consumatori cibi di alta qualità, coniugare elevate produzioni con la sostenibilità ambientale, rispondendo appieno agli obiettivi delle Fondazioni  che finanziano il progetto che sono: Fondazione Cariplo (capofila), Fondazione di Padova e Rovigo, Fondazione di Cuneo, Fondazione di Modena, Fondazione di Parma, Fondazione di Udine e Pordenone, Fondazione di Teramo, Fondazione Banco di Sardegna, Fondazione di Bolzano e Fondazione con il Sud.

Patricija Muzlovic

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